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Liturgia Silvestrini - Santi del giorno

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
  • vescovo. BIOGRAFIA: (+1954) MARTIROLOGIO: A Venegono vicino a Varese, transito del beato Alfredo Ildefonso Schuster, vescovo, che, da abate di San Paolo di Roma elevato alla sede di Milano, uomo di mirabile sapienza e dottrina, svolse con grande sollecitudine l'ufficio di pastore per il bene del suo popolo.
  • Monaco, Disc. di s.Silvestro. BIOGRAFIA: Fattosi monaco sotto la guida di Silvestro, condusse vita eremitica in una cella appartata sul Montefano, presso Fabriano; per questo fu denominato «Solitario» o «dalla cella». Per umiltà non volle diventare sacerdote, preferendo rimanere nello stato laicale. Fu particolarmente legato al B. Giovanni dal Bastone. Non si conosce la data della morte; la tradizione ne assegna la memoria al 31 agosto. MARTIROLOGIO: A Fabriano, nel monastero di Montefano, il beato Giovanni dalla Cella o Solitario, discepolo di san Silvestro abate. Condus-se vita eremitica in una cella separata dal monastero. Monaco di grande pietà, reci-tava due volte al giorno i salmi che i con-fratelli cantavano quotidianamente in co-ro. Il 26 novembre 1267 vide discendere dal cielo gli angeli per prendere l'anima del santo fondatore e portarla in paradiso. DAGLI SCRITTI: Dalla «Vita del beato Giovanni dal Bastone, confessore e mirabile eremita» Giovanni dal Bastone celebrava i divini misteri con tanta riverenza, devozione e timore come se stesse alla presenza di Cristo visibilmente pendente dalla croce e così provocava nei presenti un fervore di intensissima devozione. Fra di essi ricordiamo, in particolare, un altro Giovanni, soprannominato dalla Cella, uomo di grande santità e riputazione. Pur avendo avuto la possibilità di accedere al sacerdozio, per umiltà non aveva voluto neanche ricevere la tonsura clericale. Recitava le ore canoniche due volte, vale a dire sia quelle che consistevano nei salmi come quelle formate dall'orazione del Signore. Egli, mosso da devozione e da schietta semplicità, desiderava vedere il corpo di Cristo nella sua realtà umana. Lungamente nelle sue preghiere chiese questa grazia con grande sentimento. Dio, che è solito soddisfare il desiderio dei giusti, accondiscese alla richiesta di questo solitario. Assistendo una volta alla messa del santo, al quale era molto affezionato, al momento dell'elevazione, mentre il corpo di Cristo era elevato in alto, vide non già le apparenze del pane, ma le sembianze di un fanciullo più splendente della luce del sole. Per questo specialissimo favore e perché il ricordo della passione di Cristo gli era presente continuamente nel cuore, rese grazie a Dio piangendo a calde lacrime. In seguito lo stesso solitario rivelò al santo uomo il segreto della grazia ricevuta. Questi, in considerazione della sua semplicità e della scarsa conoscenza delle Scrittura divine e anche perché non venisse a diminuire il suo merito, lo ammonì a non chiedere più simili cose. E aggiunse questa motivazione: è più meritorio credere alla presenza del corpo di Cristo sotto le specie del pane consacrato, che contemplarlo nelle proprie sembianze. Il solitario si attenne a questa esortazione e la conservò nel cuore finché visse.(c. 5, ed. Bibliotheca Montisfani 10, Fabriano 1991, pp. 129-131)
  • Papa e Dottore della Chiesa. BIOGRAFIA: Gregorio (Roma, metà sec. VI - 12 marzo 604), già prefetto dell'Urbe, fu monaco e abate di Sant'Andrea al Celio, nonché inviato papale a Costantinopoli. Eletto pontefice (590), svolse una multiforme attività sia di governo della Chiesa sia di amministrazione della città, nel drammatico contesto delle invasioni di popolazioni germaniche. Aprì nuove vie alla missione, ad esempio in Anglia, e dedicò particolare attenzione alla liturgia e alla cura dei poveri. Con i suoi scritti di contenuto pastorale, esegetico e agiografico, le sue lettere e omelie, fu uno dei grandi maestri del Medioevo. La data della memoria liturgica corrisponde al giorno della sua elezione al pontificato. MARTIROLOGIO: Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo aver intrapreso la vita monastica, svolse l'incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo. DAGLI SCRITTI: Dalle "Omelie su Ezechiele" di san Gregorio Magno, papa "Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele" (ez 3, 16). E' da notare che quando il Signore manda uno a predicare, lo chiama col nome di sentinella. La sentinella infatti sta sempre su un luogo elevato, per poter scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Chiunque é posto come sentinella del popolo deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare con la sua preveggenza. Come mi suonano dure queste parole che dico! Così parlando, ferisco m stesso, poiché né la mia lingua esercita come si conviene la predicazione, né la mia vita segue la lingua, anche quando questa fa quello che può. Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mai lentezza e negligenza. Forse lo steso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso. Certo, quando mi trovavo in monastero ero in grado di trattenere la lingua dalla parole inutili, e di tenere occupata la mente in uno stato quasi continuo di profonda orazione. Ma da quando ho sottoposto le spalle al peso dell'ufficio pastorale, l'animo non può più raccogliersi con assiduità in se stesso, perché é diviso tra molte faccende. Sono costretto a trattare ora le questioni delle chiese, ora dei monasteri, spesso a esaminare la vita e le azioni dei singoli; ora ad interessarmi di faccende private dei cittadini; ora a gemere sotto le spade irrompenti dei barbari e a temere i lupi che insidiano il gregge affidatomi. Ora debbo darmi pensiero di cose materiali, perché non manchino opportuni aiuti a tutti coloro che la regola della disciplina tiene vincolati. A volte debbo sopportare con animo imperturbato certi predoni, altre volte affrontarli, cercando tuttavia di conservare la carità. Quando dunque la mente divisa e dilaniata si porta a considerare una mole così grande e così vasta di questioni, come potrebbe rientrare in se stessa, per dedicarsi tutta alla predicazione e non allontanarsi dal ministero della parola? Siccome poi per necessità di ufficio debbo trattare con uomini del mondo, talvolta non bado a tenere a freno la lingua. Se infatti mi tengo nel costante rigore della vigilanza su me stesso, so che i più deboli mi sfuggono e non riuscirò mai a portarli dove io desidero. Per questo succede che molte volte sto ad ascoltare pazientemente le loro parole inutili. E poiché anch'io sono debole, trascinato un poco in discorsi vani, finisco per parlare volentieri di ciò che avevo cominciato ad ascoltare contro voglia, e di starmene piacevolmente a giacere dove mi rincresceva di cadere. Che razza di sentinella sono dunque io, che invece di stare sulla montagna a lavorare, giaccio ancora nella valle della debolezza? Però il creatore e redentore del genere umano ha la capacità di donare a me indegno l'elevatezza della vita e l'efficenza della lingua, perché, per suo amore, non risparmio me stesso nel parlare di lui. (Lib. 1, 11, 4-6; CCL 142, 170-172).
  • religiosa. BIOGRAFIA: Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu (Skopje, 26 agosto 1910 - Calcutta, 5 settembre 1997), è stata una religiosa albanese di fede cattolica, fondatrice della congregazione delle Missionarie della Carità. Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II e canonizzata da papa Francesco il 4 ottobre 2016. MARTIROLOGIO: A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.