Liturgia Silvestrini - Letture+Commenti+Santi del giorno
Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
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2026-09-01 - Vangelo di Martedì
1 Cor 2, 10-16; Sal 144; Lc 4, 31-37. ||| In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. -
2026-09-01 - Commento di Martedì
Parlare con autorità. ||| Nel nostro mondo, particolarmente nella nostra epoca, il parlare, il comunicare in genere, sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Chi ha a disposizione i moderni mezzi di comunicazione di massa gode di grande prestigio ed autorità. Gesù ci dimostra invece che l’autorità della parola sgorga da fattori ben diversi. Egli innanzitutto si propone come modello di vita. Quanto egli proclama lo vive e lo testimonia: “Imparate da me”. Egli è il primo testimone del suo Vangelo. Dichiara di essere venuto non per fare la propria volontà, ma quella del Padre che lo ha inviato. L’autorità del Cristo si manifesta ancora nell’efficacia della sua preghiera: egli compie segni e prodigi che dovrebbero indurre a conversione. Egli ha pieno potere sulle forze del male che insidiano la vita degli uomini. Scaccia con autorità i demòni dai posseduti. Rifiuta la loro testimonianza anche quando lo riconoscono Figlio di Dio. Non può essere il Menzognero, sin dal principio, a proclamare la verità sul Cristo. Dobbiamo concludere che la nostra autorità di credenti la possiamo e dobbiamo esprimere innanzitutto con la verità e coerenza della vita. Dobbiamo per questo sorbire ogni giorno la Verità rivelata, affinché sia luce e lampada ai nostri passi. Gesù ci ammonisce: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. San Benedetto identifica tutto questo con lo zelo buono che debbono avere i suoi monaci: è la forza dell’esempio che diventa, nel vivere insieme, espressione di fraternità e aiuto reciproco nell’assidua ricerca di Dio. Dove regnano questa carità e questo tipo di zelo, non si avverte più il “peso” dell’autorità, perché facilmente si raggiunge una perfetta unità d’intenti. E questo vale anche per la vita familiare: dove regna la carità, ogni “comando” viene compiuto con amore.
